Filosofia e Medicina: una lunga storia in comune...
   
  Filosofia e Medicina
  Logica e Medicina (I parte)
 



Logica e Medicina
riflessioni 
ed interazioni

 

Federico E. Perozziello 
© 2008


 
Prima Parte

Al termine dell’intervento del medico chiamato ad assistere un paziente, assistiamo di solito a due conclusioni operative ben codificate nei confronti del malato:

 

• la definizione e la dichiarazione di una diagnosi

• l’intervento terapeutico

 


mentre la diagnosi si basa sul riconoscimento delle cause che hanno provocato lo stato patologico, la scelta della terapia nella medicina moderna è lasciata sempre meno all’interpretazione creativa del sanitario.
Un’interpretazione basata sullo studio e l’apprendimento di comportamenti farmacologici o chirurgici condivisi ed insegnati con autorevolezza in sedi istituzionali.


 Erbolario Medievale

 

Principale artefice di questo comportamento è una modalità di studio essenzialmente statistica delle malattie e delle loro terapie che prende il nome di Evidence Based Medicine

Padre di questa disciplina è stato un epidemiologo e clinico scozzese, dalla vita lunga ed avventurosa, ricca di molteplici esperienze:


Archibald Leman Cochrane

(1909-1988)


 Cochrane da giovane, studioso di Psicanalisi a Berlino e Vienna.


 Cochrane negli anni della maturità, in cui lavorava come pneumologo, epidemiologo e medico del lavoro dei minatori del Galles.

Che cos’è  l’ E.B.M.?  Eccone una prima definizione data intorno al 1995:

“…è una nuova disciplina clinica che segnala i più importanti dati derivanti dalla ricerca clinica e sanitaria, direttamente a tutti gli operatori sanitari… e consiste in un processo di apprendimento continuo basato
su casi specifici…”

 

David L. Sackett - R. Brian Haynes





                                          
    

 Trisha Greenhalgh

 

Una seconda definizione di E.B.M.

 

“…l’Evidence Based Medicine consiste nell’uso cosciente, esplicito e giudizioso delle migliori evidenze disponibili al momento, quando si prendono decisioni riguardanti l’assistenza di singoli pazienti…”

 

 

 

Trisha Greenhalgh

 

 

                 

 

l’E.B.M. permetterebbe 
quindi di:

 




1.convertire la necessità di informazioni necessarie alla diagnosi ed alla terapia direttamente in domande razionali che possono avere delle risposte le più sicure possibili

2.formulare questi interrogativi in modo obiettivo ed efficiente

3.valutare in modo critico l’obiettività delle prove sperimentali fornite dalla ricerca scientifica

4.applicare tale valutazione alla pratica clinica

5.valutare l’operato dei medici e degli altri operatori della salute in modo criticamente razionale per correggere i loro eventuali errori.

 

L’E.B.M. è basata su di una gerarchia delle “evidenze”, cioè sul grado di attendibilità di una serie di ricerche clinico- sperimentali:

 

1. Revisioni sistematiche o Metanalisi (Studi Secondari) (Grado A)

2. Studi Clinici Controllati Randomizzati con risultati definitivi

3. Studi Clinici Controllati Randomizzati con risultati non definitivi

4. Studi di Coorte (Grado B)

5. Studi Caso-Controllo

6. Studi osservazionali trasversali

7. Casi clinici


 

Secondo i criteri dell’E.B.M., possiamo avere 5 livelli di evidenza e 3 gradi 
di raccomandazione:


 

Grado A

 

Livello 1a: ampi studi clinici randomizzati o revisioni sistematiche di più studi, che hanno complessivamente le dimensioni pari a quelle di un solo studio più ampio.


Livello 1b
: studi di coorte di alta qualità del tipo “tutto o nulla” in cui:  

tutti i pazienti sono deceduti o hanno avuto andamento sfavorevole con terapia  convenzionale

alcuni sono sopravvissuti o hanno avuto un andamento favorevole con nuova terapia

molti pazienti sono deceduti o hanno avuto un esito sfavorevole con la terapia convenzionale e nessuno è morto con la nuova terapia


Livello 1c
: evidenze  provenienti  da  almeno  uno  studio  clinico  randomizzato  di  medie  dimensioni o da una metanalisi di studi di piccole dimensioni che riguarda un numero medio di pazienti


Livello 1d
: evidenze provenienti da almeno uno studio clinico randomizzato

 

Grado B

 

 

Livello 2: evidenze da almeno uno studio clinico di alta qualità su coorti non randomizzate che hanno o non hanno ricevuto la nuova terapia


Livello 3
: evidenze da almeno uno studio caso-controllo di alta qualità

     
     Livello 4
: evidenze da almeno 
     una casistica clinica di elevata
     qualità

 

Grado C

 

 

Livello 5: opinioni di esperti senza riferimenti bibliografici od accesso alcuno dei punti precedenti. Per esempio, considerazioni derivanti dalla fisiologia, da ricerche di laboratorio, ecc.

 

 

   

 

… ma come si decide di solito una determinata azione  in medicina?

 

 

 
 

 - Su base aneddotica, cioè sull’esperienza personale
 - Sulla base della lettura di riviste mediche

         - Sulla base dell’opinione degli  esperti
         - Sulla base di una minimizzazione dei costi, il più delle 
           volte  per non essere
sanzionati dai controlli…
 

Il risultato finale sarà quindi il passaggio “…da una pratica clinica fondata sulle opinioni ad una medicina obiettiva  basata sulla  forza delle prove…”

 

 

                              David L. Sackett  - R. Brian Haynes

 

 

Dopo questa piccola  introduzione alla metodica decisionale della medicina contemporanea, cercheremo di descrivere il percorso logico che l’ha preceduta e le prospettive per il futuro…

 

Che cosa è la logica applicata alla medicina…?

 

Per prenderla un po’ alla lontana, dobbiamo risalire ad Aristotele ed alla sua concezione del processo logico…


 

Aristotele  nasce nel 384 a.C. a Stagira, un piccolo borgo della penisola Calcidica, nel Nord della Grecia.

Il padre di Aristotele, Nicomaco,  era  medico di corte dei sovrani macedoni ed in particolare di Aminta III, padre di Filippo II e nonno di Alessandro Magno.

Forse anche per questa componente familiare, l’interesse per le scienze naturali rimase sempre vivo nella sua attività ricerca…

 

Aristotele è un intellettuale che pone le fondamenta della sua libertà nel disimpegno politico, anticipando così quello che sarà lo stato dei ricercatori del Museo di Alessandria d’Egitto nei secoli seguenti. Secondo Aristotele, la realtà biologica viene  indagata su di un piano di ricerca orizzontale, privo di obbligati riferimenti al trascendente, che presuppone un’eliminazione della componente metafisica dalle scienze naturali, per confrontarsi con la sola esperienza dei sensi.

 

Leggiamo questo passo al proposito:

 

 

“…Non si deve dunque nutrire un infantile disgusto verso lo studio dei viventi più umili: in tutte le realtà naturali, vi è qualcosa di meraviglioso… Così, occorre affrontare senza pregiudizi l’indagine su di ognuno degli animali, perché in ciascuno di essi vi è qualcosa di naturale e di bello. Non è il caso infatti, che è presente nelle opere della natura, ma la finalità e questa in gran copia: il fine è ciò in vista del quale esse sono state create o si sono formate ed esso occupa la regione del bello…”

 

 

            Aristotele (Sulle parti degli animali, 645 a, 15-25)

 

Apprendere una verità naturale presuppone quindi il ricorso  all’esperienza, che permette  di conoscere le cause che hanno generato un evento ed una forma di vita. L’esperienza di cui parla Aristotele è fondamentalmente diversa dal concetto di esperimento scientifico così come oggi lo intendiamo.

 

“…dal momento che tali cose sembrano generarsi o per fortuita coincidenza o per una causa finale, se non è possibile che esse avvengano né per fortuita coincidenza, né per il caso, allora accadranno indubbiamente in vista di un fine… pertanto, nelle cose che in natura sono generate ed esistono, è presente una causa finale…”

 
                                                 Aristotele (Fisica 199 a, 2-8)

 

L’esperimento moderno è una domanda che il ricercatore pone
alla natura, aspettando di osservare una risposta che confermi o meno le sue ipotesi… Nella visione di Aristotele invece, l’esperienza delle cose della natura si configura solo come un’osservazione attraverso i sensi del fenomeno naturale stesso, da cui se ne può trarre una conoscenza empirica.

 

 

 

 
Aristotele organizzò un’accurata classificazione degli animali, dell’anatomia comparata, della relazione tra organi e loro funzioni, del rapporto tra organismi viventi ed il loro habitat... Alla base del ragionamento aristotelico esisteva, come abbiamo visto, una motivazione di fondo, che avrebbe provocato accesi dibattiti nei secoli seguenti: il problema da affrontare era quello della  finalità o finalismo delle cose naturali.
Questa prospettiva sembrava escludere il caso nel verificarsi dei fenomeni naturali,  attribuendo un fine ad ogni manifestazione della natura.

 

All’interno di queste considerazioni sugli inizi del processo filosofico e scientifico che porta a conoscere il mondo si colloca l’azione della Logica. Aristotele analizzò le parti proprie della Logica (concetti, categorie, proposizioni, termini, sillogismi) indipendentemente dal problema psicologico della loro origine e da quello del contenuto reale…

 

 

 

Definizione:

 

La Logica è quindi una disciplina filosofica che studia le condizioni formali di validità delle inferenze dei pensieri, del  linguaggio che ci permette di esprimerlo e delle argomentazioni che ne conseguono.

 

 

 

Un’altra eredità importante della filosofia aristotelica è la distinzione tra induzione e deduzione:

 

L'induzione è una concatenazione di proposizioni che va da molte asserzioni particolari ad una proposizione universale.
Il metodo induttivo parte dai fatti per approdare alle ipotesi e alle teorie.

 

La deduzione è un procedimento del pensiero, mediante il quale da una verità generale se ne può ricavare una particolare in essa implicita: “elementare, Watson!…”

 

 

Ed infine, il sillogismo: una forma di ragionamento che consiste in un complesso di tre proposizioni, collegate tra loro in modo che dalle due prime, dette premesse, se ne ricava necessariamente una terza, detta conseguenza. Il termine sillogismo si trova già in Platone, ma nel semplice significato di ragionamento; con Aristotele assunse il significato che poi ha conservato:

 

·        Tutti gli uomini sono mortali

·        Socrate  è un uomo

·        Socrate è mortale

 

 

…con i possibili errori che si possono sempre verificare:

 

Spesso, la natura associativa dei nostri processi di pensiero ci fa commettere errori persino in casi semplici come questa forma sillogistica, chiamata dalla scolastica medioevale "sillogismo in Barbara“… un errore classico, che è illustrato da questi sillogismi:

 

L’erba è mortale
L’uomo è mortale
L’uomo è erba

Alcuni delinquenti sono stranieri
Gli extracomunitari sono stranieri
Gli extracomunitari sono delinquenti

 

 

Come si vede, proposizioni apparentemente coerenti possono trasmettere messaggi completamente fuorvianti e palesemente falsi, in base alla loro collocazione all’interno di una frase.

 

Un enunciato può essere quindi:

 

vero o falso

 

E le verità logiche di un discorso vanno distinte da quelle fattuali che esse rappresentano.

 

Le verità logiche sono enunciati che descrivono relazioni logiche o matematiche,

 

come 6-3 = 3  (vero)  e  8-5 = 2 (falso)

 possono essere vere o false in ogni contesto


Le verità fattuali sono enunciati che descrivono fatti od eventi possibili del tipo:

 

                        “il paziente è ammalato”
                         “oggi è nevicato molto”

 
  
La verità o falsità di un evento può variare a seconda dei casi e del contesto in cui esso si verifica…

 

Appare subito evidente come in medicina la natura delle verità fattuali sia molto più complessa e meno definibile. Il paziente è ammalato, ma…

 

di cosa? e da quando? e perché?

 

 

Il risultato di un esame implica la presenza di una malattia o meno.  Ad esempio, se ci troviamo di fronte ad  un’ opacità polmonare  all’ RX del torace, che cosa questa può rappresentare?

 

Un carcinoma? Un’infezione?  Una cisti congenita? Un tumore benigno? Un Amartoma?, Una forma tubercolare cronica?, ecc.

 

Definire con precisione un evento medico può essere  difficile, perché aumentando il numero di informazioni che possediamo su di esso lo rendiamo maggiormente percepibile, ma cancelliamo gli estremi del concetto stesso che stiamo interpretando, abolendo la sua natura più sfumata e meno definita:
 
Ad esempio, in una radiografia del torace, una periferia infiammatoria può contenere un’area più densa, che a sua volta contiene una zona necrotica più evidente…

Quindi, almeno apparentemente, sembrerebbe che aumentando il nostro livello di conoscenza di un evento biologico ed accrescendo il numero di informazioni su di questo, diminuisca il tasso di probabilità di comprendere la verità complessiva contenuta nello stesso. La sensazione di inadeguatezza che può colpire molti sanitari è in parte dovuta ad una mancata consapevolezza dei processi logici che essi adoperano spesso in modo inconsapevole. Non è sempre stato così.

 


Durante il Medioevo la Logica costituiva la base di ogni insegnamento medico. Nessun medico che uscisse da un’ università prestigiosa, come Parigi, Montpellier  o Bologna, poteva esercitare se non dimostrava di conoscere accuratamente e di aver studiato i fondamenti e le distinzioni del ragionamento logico.

 

Nel 1254, la più prestigiosa università del tempo, quella di Parigi, prevedeva un piano di studio assai impegnativo per i fututi medici, leggiamolo con attenzione:



 

“…noi tutti, maestri delle Arti, di comune accordo e all’unanimità, abbiamo stabilito e decretato che tutti i maestri della nostra Facoltà siano tenuti per il futuro a completare la lettura dei testi iniziati nella festività del beato Remigio nei tempi sotto indicati:


Entro la festività dell’Annunciazione della beata Vergine, o entro l’ultimo giorno utile entro tale data, dovrà essere completata la lettura della Logica Vetus, ossia dell’Isagoge di Porfirio, delle Categorie, del De interpretazione, delle Divisioni e dei Topici di Boezio, eccettuato il quarto libro; nello stesso tempo o in tempi analoghi, il Prisciano maggiore e minore, i Topici, gli Elenchi, gli Analitici I e II.

 

L’Etica, relativamente ai primi quattro libri, dovrà essere letta in dodici settimane se insieme ad un altro testo, in sei settimane se da sola; tre piccoli trattati e cioè il De sex principiis, il Barbarismus, e il De accentu di Prisciano in sei settimane, se letti insieme come un unico testo. La Fisica di Aristotele, la Metafisica e il De Animalibus dovranno essere letti entro la festività di San Giovanni Battista; il De caelo et mundo, il primo e il quarto libro delle Meteore entro l’Ascensione; il De Anima entro la festività dell’Ascensione se verrà letto insieme ai libri naturali, entro la festività dell’Annunciazione della beata Vergine se insieme ai libri di logica; il De generatione et corruptione entro la festività della cattedra di San pietro; il Liber de causis in sette settimane; il De sensu et sensato in sei settimane; il De somno et vigilia in cinque settimane; il De plantis in cinque settimane; il De memoria et reminiscentia in due settimane; il De differentia spiritus et animae in due settimane, il  De morte et  vita, in una settimana..."


                 Chartularium Universitas Parisiensis
                     n.246, pp. 38-40, anno 1254



La Logica Medievale era la disciplina che costituiva la base di ogni modalità di apprendimento. Se vogliamo darne una definizione facilmente comprensibile per il lettore moderno, dobbiamo definire la Logica medievale come la disciplina  che si occupa di determinare la verità o la falsità di una proposizione.

 

Si trattava prima di tutto di apprendere una tecnica di validazione semantica del discorso, che valesse per qualsiasi esposizione scritta o verbale o disciplina studiata.

 

Il termine di confronto era basato sullo studio della composizione della proposizione, lo strumento idoneo ad accertare la veridicità di un enunciato.

 

Una qualsiasi frase doveva  essere caratterizzata da regole ben codificate, che impedissero di utilizzare proposizioni dotate d’incongruenze interne, capaci di  annullare la significatività di quanto esse stesse descrivevano. 

Si studiavano le due grandi correnti della Logica:

 

           la Logica aristotelica o Logica dei termini (predicati e classi), che raggiungeva una sua importante espressione nella sillogistica;

 

        la Logica megarico-stoica, o Logica proposizionale, che studiava le inferenze tra loro delle varie parti di un discorso e le funzioni di verità contenute nelle frasi;

 

Per un uomo moderno questa attenzione quasi maniacale alla formulazione del  linguaggio può sembrare difficile da comprendere. Si tratta va di una concezione che deve essere valutata nel contesto della visione del mondo dell’uomo medievale.

In questo ambito la parola poteva assumere un significato sacrale e diveniva caratteristica principale degli esseri umani e dono di Dio, mentre il linguaggio differenziava le persone ed i fedeli dagli animali. Non era quindi lecito utilizzarlo in modo improprio, ma era importante alternarlo al silenzio, territorio di dominio della riflessione interiore e di apertura dell’anima a Dio.



Gugliemo di Ockham  (1285-1347) presenta nel suo pensiero delle intuizioni importanti per la metodologia della ricerca scientifica e l’influenza sulla diagnostica medica. 

Ockham  adopera innanzitutto gli strumenti rigorosi della logica per evitare di cadere nel peccato mortale di ogni indagine speculativa: la contraddizione La sua intuizione più famosa è semplice ed essenziale: prende il nome di
Rasoio di Ockham. Come scrive egli stesso: “entia non sunt multiplicanda sine necessitate”, frase che si può tradurre, interpretandola in modo un po’ traslato: “…i concetti che si esaminano in un’indagine non sono da moltiplicarsi senza necessità [per giungere alla verità]…”
 





Questa posizione logica viene ribadita più volte nell’opera di Ockham. 
Il rasoio logico del pensatore inglese è tipico del procedimento diagnostico in medicina. Si tratta di un’operazione mentale che viene fatta in modo quasi automatico quando si visita un malato. Si esaminano varie possibilità in base alle nozioni apprese con lo studio ed all’esperienza della casistica del medico e di quella altrui, di cui si è avuta conoscenza…


In seguito, progressivamente, si arriva ad una diagnosi preliminare, tagliando via come rami secchi tutte quelle ipotesi diagnostiche che non risultano suffragate dalle evidenze cliniche e strumentali.
Il risultato finale cui si perviene, in certi casi in tempi per necessità brevi o brevissimi, come in un’urgenza del Pronto soccorso, è la diagnosi “definitiva”…

Una delle eredità maggiori del pensiero di Ockham è la sua attenzione alla necessità di verificare con rigore il principio di causalità in ogni indagine:
 
“…perché qualcosa sia causa immediata è sufficiente che, quando si dà quella realtà assoluta, si dia l’effetto e che, quando essa non si dà, rimanendo identiche tutte le altre condizioni e disposizioni, l’effetto non si dia. Quindi  ciò  che  sta in relazione con altro in questo modo ne è la causa, anche se forse non è vero il contrario…”

 


                                
Guglielmo di Ockham, Odinatio, 1, d.45


 

Con Ockham l’indagine causale appare svincolata per sempre da ogni teoria finalistica di origine aristotelica. L’uomo può essere solo e libero davanti alla realtà ed indagarla attraverso la ragione che cerca delle cause a ciò che vede e si attiene alle prove, a queste soltanto.  La religione e la teologia prendono un’altra e diversa strada, che è possibile percorrere solo con la fede nella rivelazione divina.


Dobbiamo, a questo punto, fare un salto temporale

 

Nel suo libro, Un sistema di logica raziocinativa ed induttiva (1843), John Stuart Mill analizza a lungo la problematica della metodologia scientifica. Esamina i rapporti tra la causalità di un avvenimento ed il procedimento induttivo di conoscenza. 

 


 John Stuart Mill con  la moglie







L’induzione viene da lui definita come
“…l’operazione dello scoprire e del provare proposizioni di ordine generale attraverso una rigorosa costruzione logica dei pensieri…”, che dovrebbe farne la fonte principale della conoscenza. 

 

Per il pensatore inglese i procedimenti induttivi rivestono la capacità di creare nuove ed originali forme di conoscenza su ogni problema, a differenza dei procedimenti deduttivi. 

 

Lo strumento conoscitivo di base del procedimento scientifico è per Stuart Mill l'induzione, che permette di arrivare a proposizioni universali attraverso un processo di generalizzazione dei rapporti associativi tra le nozioni, scoperti e verificati ripetutamente nei fenomeni osservati dal ricercatore. 

 

Tali proposizioni universali non dimostrano necessariamente la verità dei fenomeni indagati, ma possono servire a scoprire relazioni ancora ignote attraverso la loro estensione analogica, come faceva Galileo che sosteneva l’attendibilità di quanto osservato attraverso il suo telescopio, perché questo strumento gli forniva immagini verificabili di oggetti relativamente vicini, come un albero sulla collina di fronte a casa.

 

In questo modo Galileo riteneva che il suo telescopio dovesse essere affidabile anche nell’osservazione di corpi lontanissimi, come 

le stelle ed i pianeti…

 

Scrive ancora Stuart Mill:




John Stuart Mill (1806-1873)


 

“…dobbiamo osservare che nella stessa dichiarazione di quello che è l’induzione è implicito un principio, un’assunzione che riguarda il corso della natura e l’ordine dell’universo;

 

vale a dire che quello che accade una volta accadrà una seconda volta in circostanze sufficientemente simili e accadrà non solo una seconda volta, ma tutte le volte che ricorreranno le medesime circostanze…”

 

          da J.S. Mill
Un sistema di logica raziocinativa ed induttiva,
1843

 

 

La ricerca di base in biologia utilizza per lo più l’osservazione induttiva dei fenomeni, spesso in un luogo con possibilità di controllo delle caratteristiche ambientali e della conduzione della sperimentazione, come un moderno laboratorio. 

 

 

Come giustificare la validità dell'induzione, il passaggio ed il salto dalle molteplici osservazioni dei casi particolari alla formulazione di una legge che ne sia il denominatore comune?  Dobbiamo accontentarci di osservare che l’organizzazione stessa della realtà naturale sembrerebbe richiedere per il suo studio la necessità del procedimento induttivo…?

 

 

 

Sosteneva Stuart Mill

 

 

“…Considerando l'uniformità del corso della natura... una delle prime cose da rilevare è che questa uniformità non è propriamente un'uniformità, ma consiste in molteplici uniformità. La regolarità generale è costante perché è costante il corso dei suoi diversi fenomeni. Un fatto ha luogo invariabilmente quando si presentano certe circostanze e non ha luogo quando esse non si presentano; lo stesso è di un altro fatto e di seguito per tutti gli altri.  

 

Di tutti questi fili distinti, che vanno da una parte all'altra del gran tutto, che noi chiamiamo la natura, si forma spontaneamente un tessuto generale che mantiene insieme il complesso delle cose…“

 

 da, J.S. Mill, Un sistema di logica raziocinativa

ed induttiva, 1843

 

Questa fiducia nella conoscenza induttiva dei fenomeni naturali troverà un suo corrispettivo nel lavoro sperimentale e nell’elaborazione teorica di Claude Bernard nella Parigi di Napoleone III:

 

“…Bisogna ricordarsi del principio scientifico immutabile, presente nella medicina così come nelle altre scienze sperimentali, che è basato sul determinismo assoluto dei fenomeni.

Abbiamo conferito il nome di determinismo alla causa più vicina o determinante del fenomeno osservato. Non facciamo infatti alcun intervento sull’essenza dei fenomeni stessi della natura, ma solamente sul loro determinismo ed è attraverso questo solo che noi agiamo. Il determinismo differisce dal fatalismo, sul quale non potremmo intervenire. Il fatalismo presuppone il verificarsi di un fenomeno indipendentemente dalle condizioni che lo caratterizzano, mentre invece il determinismo è connotato dalla presenza necessaria di un fenomeno naturale, il cui verificarsi avviene senza alcuna forzatura. Una volta che la ricerca del determinismo dei fenomeni naturali è posta come principio fondante del metodo sperimentale, non hanno più ragione di sussistere in questo approccio né  il materialismo, né lo spiritualismo, né  la materia bruta, né la materia vivente. Non esistono altro che fenomeni di cui bisogna determinare le condizioni, vale a dire le circostanze che giocano,  in rapporto a questi fenomeni, il ruolo di causa più vicina…”

 

da Claude Bernard, Introduzione allo studio della Medicina sperimentale,

pag. 231-232, 1865

 

La lezione di Claude Bernard è alla base della medicina moderna ed i suoi meriti non dovranno essere mai troppo dimenticati. Una delle possibili conseguenze infatti è quella di ricadere nelle mani di stregoni e ciarlatani o di medici che non hanno troppo scrupolo a chiudere ambedue gli occhi su certe leggerezze sperimentali, su certe approssimazioni di conoscenza che vengono mascherate attraverso l’empirismo della propria singola esperienza…

 

L’argomentazione di Mill portava con sé due errori di fondo:

 

Il primo era costituito dall’affermare che una sequenza causale di eventi invariabili fosse necessariamente stabile.

 

Questa supposizione può essere vera per dei fenomeni semplici, ma diventava molto più difficile da sostenere nel caso di fenomeni naturali di tipo complesso, dove i rapporti causa ed effetto non sono tra due elementi soltanto, ma tra una pluralità di fattori, pensiamo ad esempio ad una sequenza complessa di reazioni biochimiche, come il Ciclo di Krebs della respirazione cellulare.

 

 

Il secondo errore è basato  sul concetto stesso di causalità universale, in base al quale ad A deve succedere B.

 

Sostenendo che questa consequenzialità doveva necessariamente essere stabilita su basi rigidamente empiriche, cioè fondate sull’esperienza, si concludeva che la stessa legge di causalità doveva basarsi su di un procedimento induttivo. Tuttavia, ogni argomentazione induttiva che pretenda di spiegare una legge di causalità che le è propria, dimostra le sue stesse conclusioni. Appare così  viziata da una caratteristica di tautologia, vale a dire che dimostra sé stessa per il semplice fatto che afferma il suo esito.

 

 

 (Fine della I Parte, continua...)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

                                                     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




 
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a cura di Federico E. Perozziello Questo sito web è stato creato gratuitamente con SitoWebFaidate.it. Vuoi anche tu un tuo sito web?
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